Graffiti Ecco il festival della «svolta»
Roma, 15 luglio - (Il Giornale)
Se si trattasse di un’arte riconosciuta, le chiamerebbero firme, ma nel mondo semiclandestino dei graffittari i writer preferiscono chiamarle «tag» e le lasciano un po’ ovunque: monumenti, edifici, vagoni della metropolitana. Difficile stabilire il confine tra arte e vandalismo, ma in una città come Roma i danni superano i vantaggi, visto che ogni anno il Comune spende oltre 5 milioni di euro per ripulire le scritte da muri e mezzi pubblici. Se i writer clandestini saltassero il fosso per darsi alla legalità, sarebbe quindi un bene per tutta la città. Un’utopia che ora potrebbe trasformarsi in realtà con la firma a settembre del Patto tra il Comune di Roma e l’associazione culturale di writer «Walls».










